BIOGRAFIA
Centina
Centina non è un artista facile da digerire: nei suoi lavori si trovano la rabbia, la frustrazione, la scomposizione dell’io in risposta a una società che ci vorrebbe tutti automi e omologati, privi di sentimento o di capacità di esprimere pensiero.
La crudezza dei volti risulta un appannaggio di visi osservati, di percezioni sentite a pelle e sul momento, di stati d’animo e sensazioni metabolizzate che emergono e cambiano la struttura stessa della pelle, del corpo, un alchimia tra il marcio che abbiamo dentro, gli stati d’animo più cupi e tristi che prendono il sopravvento.
L’abilità di Centina di riuscire a racchiudere tutto questo all’interno di un’unica immagine, un confronto per certi versi capace di provocare disagio, l’uomo e le sue brutture, le sue paure che emergono e prendono possesso del suo stesso corpo, niente maschere ad aiutarlo, emerge l’oscuro, l’inconscio e soprattutto il vero.
Il suo lavoro è risposta violenta, grottesca, bizzarra, alla società del consumismo sfrenato, alla cementificazione selvaggia, agli appalti su appalti su appalti che hanno riempito il nostro bel paese di giganti di cemento abbandonati, spogliati da ogni loro funzione, scheletri di un finto benessere socio economico, carcasse in decomposizione composte da muschio, pietra, ferro, ruggine, vetri rotti, calcinacci, legni bruciati, muri distrutti, dimenticati da tutto e da tutti.
